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Architettura, Ricerca, Conservazione
Scala nella piazza di Polpenazze
Immagini di cantiere
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IL CASO DEI CASTELLI DELLA VALTENESI

Premessa
La proposta di mettere in atto un progetto di conservazione programmata nei Castelli recetti della Valtenesi nasce sulla scorta di una serie di convergenze positive che hanno visto da un lato l’interesse delle Amministrazioni [1] locali a occuparsi del patrimonio castellano, dell’Università, nel portare avanti un filone di ricerca volto alla conoscenza e conservazione di questi manufatti, della Fondazione Cariplo, che attraverso un contributo economico, permette la effettiva sperimentare della bontà de programma di controllo dello stato conservativo.L’area della Valtenesi si trova lungo la sponda bresciana, meridionale del lago di Garda. La particolare conformazione morfologica, caratterizzata dalla presenza di numerose colline prominenti sul bacino lacustre, si era dimostrata adatta alla realizzazione di strutture fortificate, a protezione delle comunità locali costituite da cinte in muratura, eseguite in ciottoli e pietre locali, all’interno delle quali trovavano posto delle abitazioni dalle caratteristiche materiche e costitutive analoghe a quelle dei recinti perimetrali.La fortuna di tali strutture è stata altalenante e differente in relazione al ruolo assunto da ogni manufatto nella storia della comunità locale [2] determinando una migliore e, quantitativamente,maggiore conservazione delle architetture fortificate.

Il riconoscimento di un valore identitario, precedentemente confermato attraverso l’apposizione del vincolo monumentale, ha sollecitato la proposta di nominare il territorio in cui sono sorti questi manufatti come «Riviera dei castelli».L’esistenza di un ente sovraccomunale, tra le cui competenze ricade la gestione delle attività di manutenzione delle proprietà pubbliche per i comuni afferenti, ha facilitato la elaborazione di un programma unitario di controllo dello stato conservativo di tali manufatti.I castelli: aspetti costruttivi e materiali.Le strutture fortificate analizzate, di proprietà comunale, sono dei recinti murari di forma pressoché rettangolare ai cui angoli sono presenti torri aventi forma rettangolare o circolare.L’ingresso è segnalato dal mastio, una torre alla cui sommità è presente il castello delle campane, avente funzione sia civica sia religiosa (tutte le torri sono anche campanile della chiesa parrocchiale adiacente).

La torre d’accesso è preceduta dal rivellino che ospitava il ponte levatoio posto a cavallo di un fossato. Proprio le torri rappresentano un momento di stretta relazione tra i castelli essendo le stesse reciprocamente visibili, in modo tale che tutto il territorio della Valtenesi potesse essere controllato e difeso. I materiali costituitivi le mura e le torri provengono dal territorio locale, sono assemblati con malta di calce prodotta all’interno del cantiere storico utilizzando la sabbia ricavata dallo scavo delle strutture di fondazione. La tecnica di messa in opera delle murature è analoga in tutti i cantieri: i ciottoli sono allestiti lungo corsi orizzontali: talvolta si incontrano delle fasce di orizzontamento in mattoni (soprattutto nelle parti di revisione veneziana), mentre i cantonali delle torri sono rinforzati da angolari in pietra. Ricercando altre analogie, temporalmente più recenti, tra le strutture recetto, sono da registrare i restauri eseguiti negli anni ’70 del ‘900.

Con alternata partecipazione del Ministero preposto, soprattutto da un punto di vista finanziario, in quegli anni sono stati eseguiti restauri che hanno interessato principalmente i consolidamenti delle torri attraverso l’inserimento di solai in latero-cemento a sostituire le strutturi lignee, la sostituzione delle scale di accesso agli interpiani con strutture di legno o calcestruzzo, la revisione delle mura attraverso la rimozione della vegetazione aggrappata alle superfici e il recupero formale di un coronamento sommitale che in tutti i casi si presentava disgregato con la continua perdita di materiale.Raramente sono segnalati problemi di carattere strutturale e la presenza di lesioni riguardava esclusivamente discontinuità murarie dovute a tamponamenti eseguiti in epoche differenti (si pensi hai sopralzi delle torri che hanno visto la chiusura delle aperture alle quali precedentemente si affacciavano le campane).La solidità delle torri e delle mura è stata testata anche nel recente terremoto del 2004 che ha interessato il territorio del Garda: da una generale verifica è emerso che nessuna torre ha avuto necessità di operazioni di consolidamento post sisma, dimostrando, anche in questo caso, una comune solidità strutturale.Il piano di manutenzione dei castelli recetto.La proposta di un piano di manutenzione dei castelli della Valtenesi prese corpo a partire da un altro fatto che unificava formalmente i recetti.

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 Castello di Manerba, planimetria tecnica muraria

Attorno agli anni 2000 le Amministrazioni affrontarono notevoli spese per procedere al restauro delle strutture fortificate. Le operazioni compiute riguardarono soprattutto la pulitura delle superfici dalla vegetazione arbustiva e dalla patina biologica, la ristilatura dei giunti decoesi attaccati sia dalla vegetazione sia polverizzati dagli agenti atmosferici, il rifacimento delle copertine sommitali mancanti di protezione. Tali lavorazioni operativamente semplici e economicamente di costo contenuto, se analizzate singolarmente, si erano tuttavia dimostrate particolarmente onerose alla luce delle ampie estensioni di superfici dovute all’altezza e alla lunghezza dei perimetri fortificati ma soprattutto di fronte alle difficoltà pratiche di allestimento dei ponteggi.

I costi affrontati nei primi anni del 2000 hanno ben presto perso il loro effetto pratico visto che dal 2007 si è ricominciato a osservare sulle superfici murarie delle patine biologiche ma soprattutto arbusti e rampicanti che si erano già riappropriati di aree che si mostravano particolarmente ideali al nuovo ripopolamento vegetazionale. Ci si riferisce soprattutto ad ambiti e spazi rivolti a nord, poco assolati, o porzioni di mura protette da alberi ad alto fusto che da un lato impediscono al sole di asciugare le superfici e dall’altro creano un substrato vegetale che favorisce la crescita di arbusti rampicanti.

**La rapidità di perdita “prestazionale”, se così possiamo chiamare la ricomparsa di situazioni malsane, è stata percepita direttamente dai fautori dei precedenti restauri che erano già presenti nelle amministrazioni, ed hanno potuto rendersi conto direttamente di come la mancanza di attenzione nei confronti di alcuni “punti deboli della fabbrica” abbia scatenato laricomparsa degli stessi problemi ritenuti risolti.

Sicuramente la disponibilità ad un nuovo intervento straordinario non poteva essere valutato, perciò si è proposto alle Amministrazioni un approccio diverso da quello che da lungo tempo si stava attuando.

La contingenza di una collaborazione con l’Università attraverso una tesi di dottorato ha dato spazio all’accoglimento di un metodo di accostamento al manufatto diverso.

Una prima operazione che si è provveduto ad eseguire ha riguardato il rilievo del verde inteso sia come presenza di piante ad alto fusto sia come rampicanti. L’individuazione di essenze particolarmente invasive è stata monitorata attraverso una serie di rilievo fotografici che hanno dimostrato come nel corso dell’anno si verificasse un periodo di forte crescita durante la primavera e parte dell’estate, una fase di stasi che talvolta aveva portato alla morte dell’arbusto, o l’insecchimento delle ramificazioni più estreme, quindi una nuova ripresa vegetativa. Il vigore vegetazionale iniziale andava riducendosi nel tempo perciò dopo un primo anno in cui si era osservata una crescita estesa del manto verde, si è registrato poi uno sviluppo più contenuto, ma non per questo meno pericoloso.

Una seconda azione volta alla conoscenza più approfondita del manufatto ha riguardato la verifica dei giunti di malta, in modo particolare ponendo attenzione a quelli che erano stati evidentemente ripresi nei restauri e quelli che ancora avevano mantenuto le malte originali. Si è osservato che i giunti di restauro erano stati eseguiti prevalentemente con malte premiscelate con inerti particolarmente piccoli o con sabbie ad inerti troppo grandi. È probabile che nell’esecuzione dei lavori di ristilatura le maestranze abbiano operato in modo non molto attento, non valutando la diversità delle malte ma utilizzandole in modo indifferente per le porzioni profonde e quelle superficiali: aperto un sacco di malta premiscelata, lo si consumava, quindi si apriva un secondo sacco senza badare se il contenuto era simile o differente dal primo. La diversità di lavorazione era evidenziata anche dalla mano più o meno abile delle diverse maestranze che in alcuni casi hanno provveduto alla lisciatura e premitura del giunto mentre in altri la finitura era più grossolana. Nei due casi predetti si è rilevato un diverso tipo di degrado: nell’un caso il giunto era in parte caduto soprattutto nelle parti più prossime alle pietre, nell’altro si era verificata una polverizzazione uniforme ma profonda.

Altro punto debole rilevato riguarda le copertine sommatali: se le parti interessate da lastre di pietra collocate in sommità ai merli per ricreare una forma riconoscibile e definita, risalenti a restauri degli anni ’30 del secolo scorso erano ben conservate, decisamente compromesse si sono rilevate le soluzioni che avevano visto la posa di sistemi a bauletto con rete in plastica immersa in un letto di malta di cocciopesto.

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Copertina in fase di stesura 2000 (Puegnago) Copertina nel 2007

Numerosi altri sono i punti deboli rilevati (porzioni di pluviali che scaricano sulle mura, buche pontaie intasate da nidi di piccioni o altri uccelli) che con meticolosità si è proceduto a monitorare dal 2006 al 2009.

Le abbondanti informazioni raccolte hanno fornito un quadro esaustivo delle problematiche in atto ma soprattutto hanno chiarito alcuni punti importanti.

Dal 2000 ai nostri giorni è avvenuto una sorta di virulento attacco alle strutture murarie sia a causa dei materiali da restauro apparentemente “preferiti” dalla vegetazione rispetto alla materia storica che ha dimostrato di resistere meglio anche agli attacchi degli agenti atmosferici, sia a seguito della disattenzione nei confronti di alcune essenze arboree particolarmente aggressive di nuova introduzione locale, sia alla mancata abilità delle maestranze.

Alla luce di quanto detto, si è proceduto alla redazione di un programma di controlli e di azioni manutentive che ha interessato in particolare tre dei sei castelli dal 2009 ad oggi.

Il castello di Soiano del lago.

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Smontaggio dei coppi e verifica della canna fumaria (Soiano)
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Il profilo della muratura privato del comignolo (Soiano)

Le prime operazioni manutentive eseguite sulla struttura di Soiano hanno riguardato la zona interessata dai volumi che si sono addossati alle mura. In particolare sono presenti ambienti prossimi al rivellino che hanno contribuito alla formazione di due aree: un primo cortile, piccolo e un secondo cortile maggiore. Nel primo cortile si affacciano delle stanze di dimensioni contenute che l’Amministrazione utilizza a biblioteca e sale riunioni. La copertura dei locali presenta un tetto ad una falda che parte dal mura e si rivolge verso il centro della corte.Dall’osservazione diretta si è costatato come i coppi erano scivolati perché non incastrati nella muratura storica così che l’acqua piovana entrando, bagnava la superficie interna delle stanze.

Ad aggravare il problema di penetrazione dell’acqua era la presenza di camini che terminavano con comignoli. Come si può osservare dall’immagine allegata i giunti dei mattoni della canna fumaria erano inesistenti e in caso di vento l’acqua penetrava all’interno con facilità. Una romanina cementizia disgregata collegava i coppi alle mura. Questo punto debole della fabbrica è stato risolto attraverso l’eliminazione del comignolo [3].Nell’occasione della ripassatura della copertura si sono collocati dei ganci dotati di cordino che possono essere utilizzati per la rivisitazione del tetto e delle copertine murarie adiacenti senza la necessità di procedere alla realizzazione di un nuovo ponteggio. All’uopo si è aperto nell’assito un lucernario cosicché sia possibile procedere al controllo dello stato conservativo del tetto senza costi di ponteggi.Altra operazione eseguita riguarda la stesura di un diserbante lungo il lato nord della torre affacciato nel cortile piccolo: tale provvedimento sarà da ripetere sulla stessa area nel 2014, alla luce delle tempistiche di crescita vegetazionale rilevate. La lavorazione non interessa gli altri tre lati della torre perché esposti al sole: l’azione di asciugatura delle superfici è tale da non permettere la radicalizzazione della vegetazione.

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Pianta abbattuta (Soiano)

Solamente verso ovest in zona pavimentale è previsto la stesura di un biocida con cadenza biennale [4].
In questo prima fase di riconoscimento dei punti deboli della fabbrica, un’azione decisa è stata compiuta nei confronti di un albero che stava nettamente compromettendo una torre d’angolo del castello. La romiglia, che aveva assunto dimensioni notevoli, è stata tagliata. Tuttavia vista l’impossibilità di rimuovere la ceppaia, a meno di compromettere la muratura, si è deciso di eseguire ogni anno un’azione antifitogena nel mese di aprile oltre al taglio dei polloni che si sono manifestati in maniera abbondante già in questa primavera.

Il castello di ManerbaDel castello di Manerba si è conservata solo la torre del mastio. Porzioni di muratura di cinta, parzialmente visibili, sono state inglobate all’interno di abitazioni, perciò non di pertinenza del comune.La torre, di altezza rilevante (circa 23 metri), ha ospitato a lungo una cabina elettrica a servizio della comunità. Quindi, dimessa la struttura è stato mantenuto in loco tutto l’apparato elettrico. Altro uso assunto in anni recenti riguarda la collocazione di antenne di trasmissione dati, necessarie a coprire il territorio circostante. Questa seconda destinazione d’uso, richiama l’antico ruolo di struttura atta a trasmettere le informazioni da un comune all’altro: come un tempo da Manerba partivano i segnali di un imminente pericolo, in tutta la Valtenesi, tramite il suono delle campate, allo stesso modo si è utilizzata la torre per trasmettere il segnale wireless. L’installazione delle strumentazioni elettroniche, necessarie per garantire il servizio di trasmissione dati, hanno creato numerosi danni alla struttura edilizia interessata da una serie di foracchiature e stuccature cementizie. La bontà della muratura ha garantito che nel tempo, nonostante tali azioni negative, non si abbaino avuto danni di tipo strutturale.Contrariamente alle aspettative, nonostante le strumentazioni presenti avessero necessità di una manutenzione costante, nulla è stato eseguito in questi anni alla torre. All’inizio della fase conoscitiva, si è constatata la presenza in modo stabile di una colonia di piccioni che soggiornavano liberamente all’interno della torre. Tra le prime operazioni che si sono compiute è stata la rimozione di tutto il guano e i depositi, quindi si sono individuate le aperture di ingresso alla torre da parte dei volatili, chiuse tramite un serramento in ferro a supporto di una retina di acciaio.Tuttavia, per accedere a tutte le zone aperte non si è proceduto all’allestimento di un ponteggio, bensì si è valutata l’opportunità di predisporre dei punti di aggancio in modo che gli addetti, abilitati OG2 e con patente per lavori su corda, potessero legarsi e calarsi opportunamente raggiungendo i punti nodali.

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Pulitura della parete nord (Manerba)
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Operazione di rimozione localizzata della vegetazione (Manerba) Particolare delle buche pontaie (Manerba)

La proposta di non usare ponteggi a servizio di tutta la torre, ma solamente come sistema di protezione al passaggio pedonale sottostante, ha messo in luce un problema non secondario. All’atto della gara pubblica si è constatato che imprese con la doppia qualifica sono molto rare. Molti addetti con patente su corda non sono sufficientemente abili per operare sui beni culturali, essendo abituati ai soli lavori disgaggio.Risolti i problemi di ingresso dei volatili si è proceduto alla eliminazione dei depositi tramite la pulitura ad acqua delle superfici così da eliminare ogni deposito e la locale eliminazione di puntuali presenze arbustive. Anche su questa torre è risultato determinante nella valutazione delle operazioni necessarie e quindi nella programmazione della frequenza delle stesse l’orientamento delle pareti. Infatti il lato rivolto a nord era ricoperto di un manto di materiale vegetale particolarmente consistente e tenace, tanto che si è proceduto ad una doppia stesura di biocida, quindi al lavaggio della superficie tramite un getto d’acqua. È indubbio che tale operazione lungo la superficie nord richiederà una frequenza di ripetizione maggiore. In questo caso non siamo di fronte ad un punto debole della fabbrica bensì ad un danno frutto dell’orientamento naturale.Il deterioramento può essere contenuto solamente procedendo alla costante pulitura da effettuarsi mediamente ogni due anni, su questa superficie, quattro per gli altri lati. Per eliminare ogni possibilità che i piccioni o altri animali possano trovare un luogo in cui fermarsi si sono chiuse le buche pontaie realizzando una romanina inclinata. Allo stesso modo sulle cornici in cotto, non si sono collocati sistemi antipiccioni elettrici o ad aghi bensì si è steso un letto di malta con andamento obliquo. Nell’esecuzione dell’opera si è avuta l’accortezza di dare una pendenza tale da non essere vista da terra.

Castello di San Felice del BenacoLa struttura di San Felice mostra un’organizzazione più complessa a causa della anomala destinazione d’uso. Infatti la cinta ospita il cimitero comunale e la chiesa per due lati è delimitata dalle tombe, così come molte mura non sono percettibili dall’interno della cinta perché nascoste dalle tombe. L’antica fossa, ora di proprietà privata, è infestata da vegetazione. Momentaneamente le operazioni di manutenzione sono state rivolte alla chiesa,tramite un contributo economico della Soprintendenza di Brescia, ed ad una torre. La torre detta “veneta” mostra un rivestimento in mattoni parzialmente distaccato e lesionato. A tale riguardo si sta procedendo ad un monitoraggio continuo delle lesioni e solo nel mese di aprile si è aperto il cantiere teso alla messa in sicurezza della copertina sommitale e del rivestimento. Anche in questo caso non si è previsto l’uso del ponteggio provvedendo alla posa in opera di sistemi di aggancio fissi. Il cantiere, attualmente in corso, ha mostrato come sia impossibile far fronte al problema del deposito di materiale nella sommità della torre: solamente garantendo una facile accessibilità sarà possibile rimuovere i detriti e il guano che abbondantemente viene contenuto nel coronamento.

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Sommità della torre completamente invasa dalla vegetazione (san Felice)

Riferimenti bibliografici:
A.A. V.V., La conservazione programmata del patrimonio storico architettonico – Linee guida per il piano di manutenzione e il consuntivo scientifico, Regione Lombardia – Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Guerini e Associati, Milano, 2003.AA.VV., Polo regionale della carta del Rischio del Patrimonio Culturale. Dalla catalogazione alla conservazione programmata, a cura di N. Cannada Bartoli e S. Della Torre, Regione Lombardia, Direzione Cultura, Milano.B. Scala, La documentazione del cantiere di Restauro: il caso del castello di Polpenazze del Garda, Tesi di Specializzazione in restauro dei Monumenti, Politecnico di Milano, Rel. Prof. G. P. Treccani, Prof. L. Jurina, 2004.AA. VV., La conservazione programmata del patrimonio storico-architettonico. Linee guida per la stesura del piano di conservazione e del consuntivo scientifico, Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia, Edizioni Guerini e associati, Milano, 2003M. Berti, La conservazione dei sistemi bastionati moderni: il caso di Padova. Intervento su un tratto di mura fra la barriera Saracinesca e il bastione Codalunga in Atlante del Restauro, Tomo I, Giovanni Carbonara, Utet, Torino, 2004G. Caneva, La colonizzazione biologica della cinta muraria di Lucca: linee guida di un progetto di studio di biodeterioramento e di biomonitoraggio, in (a cura di Maria Adriana Giusti), Le mura di Lucca, dal restauro alla manutenzione programmata, Alinea Editrice, Firenze, 2005.G. Caneva, O. Salvadori, Sistematica e sin sistematica delle comunità vegetali nella pianificazione degli interventi di restauro, in Atti del Convegno Scienza e Beni Culturali, il cantiere della conoscenza il cantiere del restauro, Bressanone, Libr. Progetto Ed. Padova, 1989.P. Venturella, D. Przybylka Lavori in quota, manuale tecnico e installazione dei dispositivi di ancoraggio dei sistemi anticaduta, EPC Libri, Roma 2007.


[1] Comune di Manerba del Garda, San Felice del Benaco, Soiano del Lago.[2] L’edificazioni dei castelli recetto viene spesso collegata alle invasioni barbariche Ungare: le cinte murate con all’interno le abitazioni sono descritte come luogo di rifugio e protezione per gli abitanti.

[3] Visto l’uso a biblioteca è impossibile che il camino venga accesso, in ogni caso si è optato per la conservazione della canna fumaria,in caso di riconversione degli ambienti, che può essere ripristinata.

[4] La prossima stesura di biocida avverrà nel 2013.