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Centrale di cogenerazione di Collio VT (Bs)

Nuova costruzione copertura deposito cippato

Committente: Cofely Spa
Periodo della prestazione: 2011
Stato: Realizzato

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LETTURA DEL CONTESTO

La centrale di cogenerazione sita nel comune di Collio, si trova lungo la riva destra del fiume Mella, tra il nucleo abitato di Collio e quello di San Colombano. Il complesso esistente è costituito da una struttura il cui connotato industriale è  chiaramente evidente. Infatti esiste un corpo molto articolato in cui è inserito gli elementi meccanici che conducono il combustibile nell’area di trasformazione e produzione di energia.
Adiacente alla struttura realizzata in muratura (calcestruzzo armato e acciaio) si è ricavata in una balza una zona di deposito del materiale da bruciare. Questo piano è stato asfaltato e perimetrato da un muro in calcestruzzo armato di altezza variabile. A monte del complesso è stata sistemata una strada sterrata a servizio sia della centrale che delle aree adiacenti. Nel progetto di realizzazione della centrale si è valutato di mitizzare la struttura con delle pannellature in modo da renderla meno visibile. L’obiettivo era quello di rendere meno impattante il colore bianco utilizzato come finitura, l’acciaio che nei suoi toni naturali tende ad emergere rispetto ad un contesto per sua natura con colori piuttosto bruni, opachi. Del resto sono proprio questi i colori che caratterizzano l’alta val Trompia. Raramente si possono vedere dei prati con verdi intensi, lungo i scoscendimenti della valle, perché l’insolazione è così scarsa anche nei mesi estivi, che i toni non raggiungono mai una brillantezza e vivacità, ma tendono sempre ad assumere un carattere opaco. L’ambiente è poi particolarmente umido, sia per la presenza del fiume ma ancora di più per la conformazione geomorfologica della valle che nella zona in analisi raggiunge larghezze molto modeste.


La scelta di collocare una industria in questo territorio ma soprattutto nella posizione individuata non si può considerare anomala. Anzi la valle Trompia è riconosciuta per tradizione come un territorio con vocazione industriale remotissima, e le “fabbriche” si sono sempre installate sul fiume o in adiacenza dello stesso animando con la loro architettura non particolare il paesaggio naturale sottoposto ad una continua trasformazione.
In particolare l’alta val Trompia è caratterizzata da una serie di strutture particolarmente complesse da un punto di vista architettonico il cui carattere risulta anomalo rispetto ad una fabbrica tradizionale. Si vuol fare riferimento in particolare alle miniere che pur sviluppandosi all’interno delle terra, mostrano una serie di volumi in ferro che rappresentano una sorte di liberazione del metallo dal minerale che lo conteneva.
Questa breve introduzione vuole essere una semplice osservazione sul paesaggio fortemente antropizzato della valle che, in passato, aveva trovato una forma di equilibrio in cui la vocazione lavorativa della popolazione trovava una sorta di sinergia con il territorio che pur non offrendo ecosistemi unici per bellezza naturale era espressione del luogo. Dai molti studi, ricerche, progetti di varia natura è emerso che la grande attenzione non solo locale nei confronti sia della storia di eccellenze pregresse e attuali sia delle problematiche di degrado paesistiche ambientale generate da scelte insediative poco rispettose dei delicati ecosistemi ancora in vita.

IL PROGETTO DI AMPLIAMENTO DELLA CENTRALE

Il progetto di inserimento di una struttura a protezione del materiale di consumo in prossimità della centrale di biomassa, va a completare in modo definitivo il progetto di installazione di una stazione atta alla produzione di energia termica ed elettrica. Il progetto era iniziato nel 2006 e prevedeva la realizzazione di una struttura prossima al fiume raggiungibile, come in moti altri esempi di industrie, tramite un ponte. L’immobile ebbe edificazione restando sempre non chiara la finitura e la connotazione architettonica finale, a cui attualmente non è ancora stata data soluzione. L’attuale progetto ha come obiettivo proprio quello di chiudere questo processo rimasto incompiuto prevedendo l’inserimento all’interno dell’area piana attualmente con finitura ad asfalto di una tettoia, una sorta di ombrello di protezione dagli eventi atmosferici del materiale da bruciare.

PROGETTO


La struttura architettonica da realizzate ha la funzione di proteggere dagli agenti atmosferici il ceppato depositato nello spiazzo adiacente alla centrale. La necessità della copertura è legata al bisogno di evitare che la neve e l’acqua impregni il legname da mandare all’interno della fornace. Il combustibile bagnato assorbe molta energia che non viene distribuita agli utenti.
Purtroppo non si sono trovati esempi positivi di coperture di depostiti all’aperto. Molte volte queste sono non architetture, innalzate senza un disegno particolare, scheletri riempiti di materiale lasciato in vista.
L’esempio qui riportato va considerato come una situazione negativa da cui ci si vuole allontanare. Con questo obiettivo si è valutata la possibilità di realizzare una struttura aperta ma parzialmente schermata dai lati più esposti.
FOTO COLLIO
La copertura è realizzata in acciaio sostenuta da otto pilastri, in calcestruzzo nella parte bassa ed in acciaio nell’ultimo tratto dove si impostano le capriate. Il tetto è in lamiera. Come si nota dagli elaborati allegati, il muro perimetrale già realizzato va a nascondere parte dei pilastri verticali. Solamente quello più verso la centrale (a nord) è maggiormente visibile poiché il muro perimetrale ha un abbassamento. Per ovviare all’impatto della copertura in lamiera che potrebbe dare degli effetti luminosi (anche se la luce diretta che prenderebbe sarebbe molto scarsa, tanto che si è abbandonata l’idea di collocarvi al di sopra delle pannellature solari poiché il rendimento per irraggiamento diretto risulta poco più che nullo), si è ipotizzato di posizionare verticalmente lungo due lati del perimetro una serie di listelli in metallo verniciati con colore bruno di larghezza pari a 7 cm e un’altezza che va a coprire completamente il colmo della capriata. I listelli sono fitti ed ad una distanza di 10 cm. lo spazio lasciato è necessario per poter far scendere la neve, nei mesi invernali, che sia accumula lungo la falde. È stata valutata la possibilità di chiudere su tutti i fronti la struttura ma il carico di incendio che si accumula proprio per la presenza del legno è tale da richiedere sistemi antincendio complessi e di maggiore impatto. Si è scelto perciò di collocare questa barriera lungo i lati più in vista quello a ovest e a nord, mentre gli altri due sono meno visibili perché nascosti dal muro in calcestruzzo che su quei fronti raggiunge notevole altezza.

Model
Da ogni lato è prevista poi una schermatura verde costituita da conifere che avranno una quota all’impianto di circa 2-3 metri in modo che svolgano immediatamente il compiti di mitigazione.  Questi alberi andranno collocati non solo in prossimità del muro in calcestruzzo verso strada, come si è provveduto nell’intervento precedente, ma anche lungo la scarpata in modo da creare l’idea del bosco. In prossimità della strada sterrata saranno collocate altre conifere ma di dimensioni minori perché nel camminare lungo il percorso, è opportuno che si continui a mantenere la visione del fronte vallivo opposto.