ARC
Architettura, Ricerca, Conservazione
Scala nella piazza di Polpenazze
Immagini di cantiere
  • 18160Totale visitatori:

Ponte Rio a Padenghe S/G (BS)

Progetto di restauro conservativo

Committente: Comune di Padenghe s/G
Periodo della prestazione: 2013
Edificio vincolato ai sensi del D.L.vo n. 42 del 2004

STATO DI CONSERVAZIONE

Il progetto di restauro riguarda il ponte sul quale passano le acqua del “Vaso RI”, corso d’acqua che nasce da due sorgenti che si riuniscono in località Monte per formare il corso d’acqua.
Il corso d’acqua ha segnato a lungo i rapporti tra il comune di Padenghe e gli enti che si trovano nel territorio o in prossimità dello stesso[1]. Infatti, data l’importanza dell’acqua del Vaso Ri al fine di evitare liti, il Comune di Padenghe scrisse precise norme per regolarne l’uso. Il più antico statuto giunto sino a noi, risale al 1612 e fu approvato dal “Generale Consiglio del Comune”[2].
L’attuale percorso del Vaso Rì è quindi frutto di innumerevoli interventi antropici operati nei secoli scorsi, in particolare esso lambisce alcuni mulini: Molino Gabana e Molino Viola (in località Monte), Molino della Filanda dei Fratelli Beretta e Molino della Filanda Zinelli (all’interno del nucleo urbano storico), Molino Viola (in località Fabbrica). A partire all’incirca dagli anni’50 tali attività non utilizzano più le acque del Vaso Rì.
Una particolarità del Vaso Rì è rappresentata dal superamento con un ponte alto circa tre metri della Via Fratelli Beretta, nell’ambito di un tratto canalizzato artificialmente che va dal vecchio lavatoio fino all’incrocio con Via Talina.
Il ponte è stato costruito verso la metà dell’Ottocento come ricorda la lapide presente sul ponte che riporta “A perenne ricordo della faustissima incoronazione in re del Regno lombardo Veneto dell’augusta maestà FERDINANDO I nel giorno di settembre MDCCCXXXVIII”. Il Comune di Padenghe aprì la nuova strada sopra la quale passa il corso d’acqua nel 1838, e sul secondo fronte nel lato opposto è riportata una seconda lapide ricorda il nome della contrada “Contrada del ponte nuovo 1841”.
La documentazione storica riferita al Ponte è pressoché inesistente. Sono conservate solamente gli statuti che regolamentavano l’uso del vaso risalenti al 5 agosto del 1767 e conservati presso la Biblioteca Comunale, oltre ad alcune lettere, comunicazioni, diatribe tra il “Consorzio Vaso Ri” affrontò nel corso degli anni.
Dalla lettura dei catasti storici emerge in modo chiaro quale fosse il percorso seguito dal torrente, che attraversava l’abitata di Padenghe. Non emerge nessun tipo di segno che identifichi un attraversamento particolare.
Nel catasto austriaco, a confermare l’avvenuta erezione del ponte si può osservare il diverso tratto utilizzato nella sua rappresentazione. Infatti è data priorità all’andamento stradale e non più al torrente che apparentemente risulta nascosto. Analogamente risulta nel catasto del Regno d’Italia in cui la presenza del ponte è segnalata da un leggero tratteggio riportato in mappa.
Il ponte, ad unico fornice, è costituito da una struttura in muratura in pietra sia sbozzata sia squadrata. In particolare la prima la si trova nella zona corrispondente al riempimento dell’arco, mentre la seconda interessa la ghiera dell’arco ribassato.
È da notare come nella direzione della strada siano presenti delle catene in ferro identificabili da due capo chiavi che attraversano i conci.

Ponte Rio Stato di Conservazione

[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_foto0196.jpg]110
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_foto0202.jpg]130
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_foto0203.jpg]100
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_foto0205.jpg]90
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_foto0206.jpg]110
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_foto0208.jpg]90
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020838.jpg]160
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020839.jpg]110
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020840.jpg]70
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020851.jpg]70
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020860.jpg]60
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020861.jpg]60
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020862.jpg]50
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020879.jpg]50
[img src=http://www.architetturaarc.it/wordpress/wp-content/flagallery/ponte-rio-stato-di-conservazione/thumbs/thumbs_p1020880.jpg]50

È ipotizzabile che le spinte dell’acqua del Rio che scorre superiormente, non sforzino come tradizionalmente si vuole per le strutture ad arco nelle reni, bensì le forze agiscono in modo centrifugo agendo perpendicolarmente all’andamento del fiume.
Lungo i due fronti prospicienti la strada, nella parte alta, sono presenti delle lastre di pietra di spessore contenuto sulle quali sono incise delle scritte che riportano la data di costruzione della struttura.
Dal lato opposto la lastra è uniforme priva di iscrizioni. Solamente un riquadro in bassorilievo è percepibile sulla superficie.
L’intradosso della volta è in mattoni pieni ricoperti di un rasatura di calce che nel tempo è andata a mescolarsi con le percolazioni di calcare che nel tempo hanno oltrepassato lo spessore murario. È da sottolineare che tali percolazioni sono abbastanza limitate e in passato si è provveduto alla chiusura di eventuali perdite agendo dall’alto.
La proprietà del ponte è del Comune di Padenghe. È da segnalare tuttavia che i prospetti laterali della parte bassa sono di proprietà privata, perciò non previsti all’interno di questo progetto.
Da una osservazione delle superfici si può notare che la struttura non mostra particolari problemi soprattutto da un punto di vista strutturale. Infatti sono presenti piccole fessurazioni legate soprattutto alla perdita di materiale (giunti di malta). Più numerose sono le mancanze di materiale quali porzioni di mattoni che hanno perso il biscotto superficiale, oppure il giunto che riguarda la zona di contatto tra la ghiera in pietra e la superficie in mattoni.
Un problema diffuso in modo differenziato sulle superfici, riguarda la presenza di vegetazione ruderale.
In particolare si differenzia la vegetazione di tipo arbustivo collocata lungo i fronti principali, mentre la patina biologica interessa la zona in mattoni e l’intradosso. Il problema della vegetazione determina anche la perdita dei giunti di malta rilevabile su buona parte della muratura. Altro problema emergente è quello relativo alla presenza di depositi sia coerenti che incoerenti.
I primi sono soprattutto colature di sporco e incrostazioni, mentre le seconde sono polveri anche carboniose depositate sulle superfici che creano una patina di colore scuro.
Impianti tecnologici non a servizio della struttura contribuiscono a deteriorare ulteriormente le superfici lapidee.

PROGETTO DI INTERVENTO

La proposta di intervento qui illustrata è di tipo tradizionale, ovvero è prevista una pulitura generale  di tipo meccanico sia con acqua che a secco, cui sarà abbinata la stesura biocida al fine di rimuovere la vegetazione. La fase di pulitura sarà completata con la rimozione di materiali incompatibili.
La seconda fase dell’intervento prevede una risarcitura dei giunti di malta e l’integrazione di parti mancanti. Le superfici saranno trattate con un consolidante al silicato di etile.

FINE LAVORI