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Torre Veneta del Castello di San Felice d/B

Progetto di restauro conservativo e consolidamento

Committente: Comune di San Felice del Benaco
Periodo della prestazione: 2011
Edificio vincolato ai sensi del D.L.vo n. 42 del 2004

Il Castello di San Felice d/B

PosizioneIl fortilizio si trova su una lieve altura in posizione baricentrica rispetto al territorio comunale, collocato al limite nord della Valtenesi. La struttura sostituì, insieme al Castello di Portese, il primitivo castrum di San Felice di Scovolo che si trovava sul promontorio di San Fermo e fu distrutto nel XIII secolo dai bresciani.

Forma: Di forma irregolare, trapezoidale, ha una superficie di circa 1200 metri quadri,  il mastio, ora trasformato in campanile ha un base di 20 metri quadri e raggiunge l’altezza di 19 metri, la torre più conservata, quella a nord ovest, è alta circa 13 metri.

I caratteri difensivi: Il castello di San Felice traguarda verso sud quello di Solarolo e la Rocca di Manerba, il cui aspro profilo si affaccia verso il lago. Dal mastio di San Felice, verso ovest in direzione della linea interna dei fortilizi della Valtenesi, si scorge la torre più alta di Puegnago. La visione diretta di Salò è impedita dalle alture a sud del Golfo. Il fortilizio presenta tutti gli elementi caratteristici dei castelli-ricetto (fossato esterno, cerchia muraria con torri e mastio, ponte di accesso probabilmente levatoio). I rimaneggiamenti subiti non consentono di evidenziare la presenza di merlature e di ricostruire esattamente la posizione e la forma delle postazioni difensive lungo le mura e sulle torri.

Dati storico cronoIogici: Le prime notizie storiche sul castello-ricetto di San Felice risalgono al 1330-31, quando Giovanni di Boemia lo donò ai conti di Castelbarco. Nel 1408, durante il periodo di presenza malatestiana nel Bresciano,  il territorio fu diviso in due comuni, entrambi dotati di fortificazioni: San Felice di Scovolo e Portese di Scovolo. Nel 1426 la Riviera passò sotto il dominio veneziano e successivamente fu al centro di aspre lotte durante il tentativo di riconquista da parte dei milanesi. Le truppe di Taliano del Friuli devastarono in tal occasione la zona. Gravi danni apportarono nel 1483 gli scontri legati alla guerra di Ferrara durante la quale il cardinale d’Amboise ordinò la distruzione dei castelli della Riviera. Altri eventi bellici investirono l’area agli inizi del Cinquecento, quando dopo la sconfitta di Agnadello la Terraferma veneziana fu invasa da eserciti stranieri francesi, spagnoli e tedeschi.I veneziani, una volta rientrati in possesso dei loro domini, iniziarono nel 1516 una imponente opera di riassetto difensivo dell’entroterra alla quale gran parte dei comuni furono costretti a contribuire. San Felice fu in questa occasione esentato dalla spesa in quanto impegnato a ristrutturare il proprio castello. Nel XVII secolo nella chiesa del castello venivano impartite lezioni di catechismo per le ragazze e per consentire a queste ultime un accesso sicuro fu sistemato l’ingresso facendo riempire il fossato con pietre.La costruzione a metà del Seicento del Monte di pietà  comportò l’utilizzo anche di materiali asportati dalle mura del castello all’interno del quale fu ricavata una fornace.

La storia della conservazione: La vita all’interno del borgo era scandita dagli Statuti il cui testo non è stato conservato, ma che dovevano essere ispirati a quelli di Salò. La frequenza degli eventi bellici fece sì che le comunità della Riviera mantenessero fino al Settecento in condizioni accettabili le strutture atte a difendere i propri beni. In queste attività venivano investiti denari degli enti locali e non quelli statali utilizzati per la realizzazione delle grandi fortezze.Particolare attenzione veniva prestata al fatto che le proprietà dei castelli si mantenessero pubbliche (nel 1496 ad esempio Venezia revocava gli affitti a privati de fosse delle terre et de Castelli nostri)  o comunque fossero gestite da residenti nel comune.Ciò non impedì la progressiva perdita di importanza di queste strutture che mantennero sempre la funzione di rifugio in caso di pericolo e quella di punto di avvistamento sfruttando l’altezza dei masti quasi sempre trasformati in campanili.Nel caso di San Felice sono documentati in più date ordini per mantenere vedette sulle torri nelle situazioni di emergenza.Dopo la costruzione della nuova Parrocchiale si decise di spostare il cimitero all’interno dell’area fortificata, ciò determinò una nuova attenzione per il Castello, tanto che nel 1763 si faceva cenno alla necessità di «rimettere la muraglia che cinge il Castello» e di impedire che qualcuno, come evidentemente ormai era abitudine, tagliasse l’erba per nutrire gli animali.Gli interventi successivi sono legati alla trasformazione o alla manutenzione delle strutture cimiteriali e del campanile.Non sono stati attuati in tempi recenti significativi interventi sulle strutture murarie, anche se nel 2000 è stato redatto un progetto complessivo di conservazione.

STATO DI CONSERVAZIONE

PROGETTO