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Chiesa di San Rocco, Gussago, Brescia

Progetto di restauro conservativo e consolidamento statico della chiesa di San Rocco

Committente: Comune di Gussago
Periodo della prestazione: 2008
Edificio vincolato ai sensi del D.L.vo n. 42 del 2004

Le prestazioni effettuate riguardano la consulenza all’ufficio tecnico del comune di Gussago per la redazione del progetto; la redazione della pratica per la richiesta di contributo ministeriale e la direzione Lavori per le opere architettoniche. Il progetto delle strutture è stato redatto e seguito in cantiere dall’Ing. Franco Palmieri.

La chiesa di S.Rocco posta sulla collina, è a navata unica e, osservandola, dimostra un ricco palinsesto costruttivo. La porzione più antica identificabile con un tempio più piccolo preesistente, risalirebbe alla prima metà del 1400. La storiografia locale riferisce che la costruzione della chiesa di San Rocco fu avviata nel XV secolo q[1] uale ex voto del comune di Gussago in seguito ad un’epidemia di peste. La struttura originaria fu profondamente rinnovata ed ampliata nel corso del XVI secolo. L’ingresso centrale è riparato da un ampio esonartece caratterizzato da tre archi a tutto sesto definiti da lesene poco aggettanti. La costruzione del portico, coperto da una copertura a tre spioventi, risalirebbe ai primi anni del ‘900 e si presume abbia sostituito una struttura simile (forse di dimensioni più ridotte) del XV secolo. Nell’ordine superiore della facciata è presente una finestratura a lunetta. La navata è coperta da un’ampia volta a botte, lievemente ribassata, probabilmente realizzata a seguito del rinnovamento del XVI secolo. Tale struttura sostituì la copertura originaria quasi certamente in legno, capriate a vista secondo l’uso delle chiese del XV secolo. Il campanile presenta modanature di stile romanico mentre la cella campanaria offre soluzioni decorative secondo modi rinascimentali.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

I prospetti esterni della chiesa presentavano un generale stato di degrado causato dalla mancata manutenzione nel tempo, e dall’uso in interventi manutentivi di materiali incompatibili. Nella muratura risalente alla fase di rinnovamento della chiesa individuata nel XVI secolo, erano evidenti fenomeni di erosione dei giunti di malta con conseguente rischio di aumento degli sforzi nel materiale lapideo. Anche la muratura del campanile presentava fenomeni di erosione dei giunti più consunti nella parte superiore (area più esposta all’azione degli agenti atmosferici). La malta cementizia era distribuita su più superfici: in prossimità della copertura, nelle strutture dei servizi igienici di nuova realizzazione, in prossimità di impianti, nei giunti realizzati sulla parete dei locali adibiti ad abitazione durante la ristrutturazione degli stessi, negli intonaci e le rasature cementizie presenti su alcune parti delle murature in pietra. Gli intonaci a base di calce della facciata presentavano fessurazioni e cavillature diffuse con conseguente decoesionamento di parte degli stessi. Le acque meteoriche, infatti, ruscellando sulla superficie, penetravano nelle fessure infilandosi nei vari strati dell’intonaco causandone il distacco. L’intonaco presente nelle aree circostanti l’ingresso laterale, mostra una finitura di colore rosso, con le caratteristiche tipiche di interni: fenomeni di polverizzazione della tinta nonché decoesionamenti minacciavano la conservazione di questi strati di intonaco colorato. Al di sopra dell’entrata laterale è presente una lacerto di intonaco affrescato. Le cornici in cotto presenti nella cella campanaria mostravano fenomeni di polverizzazione, erosione, scagliatura e mancanze oltre depositi di sporco e polvere in modo diffuso sia incoerenti sia puntualmente coerenti. Il portico in facciata era coperto da diversi strati di tinteggiatura di origine acrilica ed, in alcune aree, una recente rasatura cementizia. L’intonaco del controsoffitto del portico, realizzato con cannicciato, evidenzia locali distacchi e lacune. Il pavimento in cotto analogo a quello interno alla chiesa, presentava fenomeni di fessurazioni, rotture, mancanze e polverizzazione puntuale dello strato superficiale. Tutti gli elementi in ferro mostravano degrado causato dall’ossidazione dello strato superficiale del materiale. Le fessurazioni presenti nel locale sagrestia erano state stuccate in maniera arbitraria e non efficace con malta cementizia. La copertura della chiesa, così come quelle dei locali adiacenti presentava fenomeni di disconnessioni e rotture di alcuni elementi oltre depositi di sporco e terriccio. La copertura del campanile, nella fascia che circonda la cuspide era interessata dalla crescita di vegetazione superiore che causava, con apparato radicale, sconnessioni e cadute degli elementi di copertura.

 

PROGETTO

L’intervento ha previsto il restauro conservativo di tutte le superfici esterne. Si è operato con accuratezza nell’ottica di permettere la lettura delle diverse stratificazioni dell’edificio visibili attraverso le murature. Il progetto d’intervento è stato autorizzato dalla Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio delle provincie di Brescia, Cremona e Mantova che, a seguito di un sopralluogo finale da parte dei funzionari della stessa Soprintendenza, ne ha autorizzato anche il finanziamento.

 

CANTIERE

Gli intonaci della facciata sono stati consolidati e restaurati mediante una preliminare pulitura dei depositi superficiali per mezzo di nebulizzazione di acqua deionizzata e l’utilizzo di spazzole morbide di setola e di saggina, la stesura di un adatto biocida, la stuccatura delle cavillature con malta di calce, il consolidamento delle fessurazioni mediante iniezioni di malta di calce e la risarcitura delle lacune presenti. E’ stato infine realizzato il trattamento mediante imprimitura a pennello delle superfici a base di tinta a calce con la funzione di migliorare le condizioni di solidità superficiale e delle diverse aree di intonacate. L’intonaco cementizio posto nella parete esterna tra la navata ed il presbiterio è stato rimosso manualmente. La superficie interessata è stata successivamente pulita per mezzo di lavaggi con acqua deionizzata. Le discontinuità presenti sull’apparecchio mu¬rario sono state stuccate con malta di calce. Si è poi proceduto con l’intervento di sagramatura con impasto a base di calce tipo moretta.
Le tracce di affresco presenti sopra la porta di ingresso laterale sono state trattate mediante un preliminare consolidamento della pellicola pittorica; si è provveduto con la rimozione dei depositi superficiali incoerenti. Successivamente la superficie è stata risciacquata con acqua distillata; l’applicazione di materiale assorbente è stato utilizzato per l’estrazione dei sali solubili e di residui sali organici. Il ristabilimento dell’adesione della pellicola pittorica tra strati differenti è stato eseguito con resina acrilica in emulsione a bassa concentrazione, applicata a spruzzo con diffusori a bassa pressione. Infine è stata realizzata l’integrazione pittorica di lacune, abrasioni o discontinuità cromatiche degli strati di finitura, al fine di restituire unità di lettura all’opera.
Le murature in pietra sono state pulite mediante asportazione di vegetazione effettuata sia meccanicamente sia ricorrendo all’uso di biocida. È stato effettuato un lavaggio della superficie con acqua deionizzata e la rimozione delle malte di allettamento realizzate con materiali incompatibili. Si è infine proceduto con l’intervento di ristillatura dei giunti con malta di calce di tipo moretta. La stillatura si presenta in legge¬ro sottofilo in modo da non alterare le caratteristiche riconoscibilità della tipologia muraria. La superficie esterna della cuspide è stata pulita con acqua nebulizzata a bassa pressione coadiuvata con spazzole morbide. Quindi si è steso un biocida per la rimozione delle patine biologiche e delle vegetazioni infestanti. Puntualmente si sono eseguite stuccature con malta a base di coccio pesto. Gli elementi in legno del castello delle campane sono stati puliti, raschiati e scartavetrati quindi sottoposti ad un consolidamento con resine epossidiche. Per quanto riguarda la copertura si è proceduto con lo smontaggio del manto in coppi e la rimozione dello strato di telo bituminoso ardesiato. Successivamente alla realizzazione degli interventi strutturali di posa di nuova reticolare di copertura, sono state posate delle lastre (onduline in fibrocemento di colore arancio) a passo uguale alla misura dei coppi esistenti che hanno completato il manto.